
Il 14 aprile del 1980 moriva a Roma Gianni Rodari, grande Maestro, intellettuale, giornalista e scrittore. Un autore che ha lasciato un segno profondo sulle pagine della Cultura italiana, della stampa, della narrativa e dei libri di scuola. Non da sempre e non da tutti conosciuto e riconosciuto per il ruolo fondamentale che ebbe, invece, nell’inaugurare e capovolgere le modalità e gli usi della parola; la fiducia con la quale guardare al suo potere nella quotidianità.
“Tutti gli usi della parola a tutti – scriveva – : mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. E’ una delle sue più celebri frasi, nella quale la sua poetica dell’immaginazione, da lui stesso teorizzata e chiamata “Fantastica”, irrompeva nella vita di ogni giorno, nelle aule, fra i Maestri, suoi colleghi, con i quali si confrontava e per i quali teneva corsi di aggiornamento, scriveva articoli; fra i Genitori dell’epoca, dei quali promuoveva un ruolo più forte, consapevole, innovatore nei riguardi dei loro figli; fra i Giornalisti, con i quali operava a stretto contatto, da collega e direttore, e ai quali la sua intelligente e visionaria azione pedagogica e critica fu sempre chiarissima.
Chi, credendo di sminuirne – forse – la portata, lo ha definito solo autore per ragazzi, trascura certamente il fatto che ogni bambino diventerà adulto, prima o poi, e se avrà letto Gianni Rodari, certamente non considererà la realtà come qualcosa di immutabile, data una volta per tutte. Anzi, prenderà a osservarla, a scrutarla e lascerà che nella sua testa e fra le mani, prendano forma buone idee e azioni per cambiarla e migliorarla.
Perché per Rodari la realtà altro non era che un gioco, un gioco di parole, fatto di incastri e disincastri, che con l’immaginazione poteva cambiare volto per davvero. Bastava conservare, anche da adulti, “l’orecchio acerbo”, come amava dire lui. Per questo, a quanti ancora oggi, che ricorrono sessant’anni dalla sua morte, per giunta nell’anno in cui l’Italia ed il Mondo celebrano il Centenario della sua nascita, a quanti – dicevamo – continuano a chiedersi se Rodari fosse un autore per l’infanzia o per tutti, ci piace rispondere che Rodari è proprio per tutti. Per tutti quegli adulti che hanno mantenuto un “orecchio verde” e che interpretano il loro ruolo sulla scena della vita (il teatro, altro grande tema caro al nostro Gianni) scegliendo per i bambini che ancora vivono in loro, oppure al loro fianco, le filastrocche e le favole di Gianni Rodari, per accompagnare le giornate, o augurare la buona notte. Come questa dal titolo: “Un signore maturo con un orecchio acerbo”, che vi proponiamo oggi, al tempo del Coronavirus, in cui farsi domande può essere una buona cosa, e soprattutto può esserla prestare “orecchie acerbe” alle risposte.
Un signore maturo con un orecchio acerbo
Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi, era maturato
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e potermi studiare il fenomeno per benino.
Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?
Rispose gentilmente: – Dica pure che sono vecchio,
di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quello che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose…
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno, sul diretto Capranica-Viterbo.
(Gianni Rodari)